Terze dosi, immunità e “green pass”: cosa c’è da sapere

Terze dosi, immunità e “green pass”: cosa c’è da sapere

30 Agosto 2021 di: Angelo Milazzo 0

In data 12 Agosto l’FDA statunitense ha autorizzato la somministrazione di una “additional vaccine dose”, che da noi viene indicata come “terza dose”, per tutti i soggetti in condizioni di immuno-compromissione. Tale pratica partirà in data 20 Settembre e le dosi rispetteranno, in genere, un intervallo di mesi 6, dalle somministrazioni delle seconde dosi. Sono state però previste condizioni particolari, nelle quali la dose supplementare può essere praticata anche dopo 28 giorni. Lo stesso orientamento era stato suggerito dal CDC, e programmi analoghi sono stati già avviati in Francia, in Germania, nel Regno Unito, nella Serbia, ecc. In Israele hanno già vaccinato con la terza dose circa 2 milioni di persone, privilegiando malati cronici e soggetti over-40. 

Pfizer-BioNTech e Moderna stanno già portando avanti gli Studi controllati, per dimostrare e quantizzare l’incremento dell’immunità, l’efficacia, la sicurezza delle somministrazioni di terze dosi. I dati già raccolti attestano che i livelli anticorpali subiscono un incremento molto significativo. In Israele inoltre viene segnalata una quantità significativamente inferiore di eventi avversi, rispetto a quanto verificato dopo le inoculazioni delle due prime dosi. Solo nello 0,4 % dei casi vengono riportati sintomi degni di nota. In Italia, dove il dibattito ha assunto da tempo toni prevalentemente “politici”, per il momento non si decide nulla… Dum Romae consulitur.

C’è soltanto un certo consenso, caldeggiato anche dalla Federazione dei nostri Ordini, nei riguardi della proroga della validità del cosiddetto green-pass, fino alla durata di 12 mesi. Tale decisione, utile sotto gli aspetti amministrativi e burocratici, non deve distogliere dalla necessità di inoculare una terza dose di vaccino anti-Covid-19 ai soggetti più fragili, ai più anziani, ma anche agli operatori più esposti al contagio e che svolgono funzioni insostituibili nella lotta all’epidemia come Medici e Infermieri. 

Dobbiamo ricordare a decisori e autorità che per la maggioranza di noi ad Ottobre comincia a scadere il temuto termine dei 9 mesi dalla prima inoculazione. Anche se i dati epidemiologici depongono per una immunità abbastanza valida anche oltre i 9 mesi, criteri di massima precauzione dovrebbero far decidere per una grande campagna di richiamo vaccinale negli operatori della sanità, a partire proprio dal mese di Ottobre. Inoltre, fin dal mese di Settembre si dovrebbero iniziare i richiami per i soggetti più fragili e con patologie più gravi. Fra le patologie bisognerà tenere conto di trapianti di organo, HIV, leucemie e neoplasie in generale, soprattutto se in trattamento. 

Tra le condizioni che possono avere compromesso una risposta soddisfacente alle prime dosi, potremmo ricordare: età avanzata, immunodeficienze primarie e acquisite, bassa conta linfocitaria, trattamento con farmaci immunosoppressori, terapie con corticosteroidi a dosi molto elevati e per periodi prolungati, trattamenti antineoplastici e chemioterapie. 

Tra le persone, anche in apparente buona salute, da ri-vaccinare dovremmo annoverare: residenti in strutture di assistenza a lungo termine, persone in età superiore ai 65 anni, tutti i lavoratori impegnati in servizi essenziali, non solo nell’ambito dell’assistenza sanitaria. Purtroppo i dati sulla effettiva durata dell’immunità indotta dai vaccini sono ancora limitati, soprattutto perché i tempi di osservazione sono ancora brevi, nonostante siano già state inoculate nel Mondo quasi 5 miliardi di dosi, dei vari vaccini anti-Covid-19. 

I livelli anticorpali crollano già dopo 4-6 mesi dalla vaccinazione, però i dati statistici confermano una buona protezione, anche dopo i 6 mesi. Viene confermata quindi, anche per questa patologia, l’importanza dell’immunità cellulo-mediata, che si basa soprattutto su: Linfociti B, Linfociti T, Plasmacellule a lunga durata. Tali cellule si trovano anche nei linfonodi, nei tessuti linfoidi, nella milza, nel midollo osseo. Gli anticorpi si potrebbero paragonare ad armi tipo fucili e cannoni, mentre le cellule immuno-competenti si potrebbero paragonare ai carri armati , ai droni, agli aerei da combattimento. Rappresentano quindi difese molto più efficienti, mobili, flessibili, richiamabili nel tempo. Anche a queste “armi intelligenti” affidiamo ogni giorno la nostra sopravvivenza… 

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Angelo Milazzo

Presidente Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (Sipps),


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