Gli italiani e la salute: ecco come siamo cambiati in soli cinquant’anni

Gli italiani e la salute: ecco come siamo cambiati in soli cinquant’anni

28 Novembre 2016 Redazione 0

Il 2 dicembre alle ore 10 a Roma sarà presentato il Rapporto CENSIS sullo stato sociale del Paese. Quest’anno è il 50^ Rapporto, un racconto di cinquanta anni delle trasformazioni antropologiche, economiche e sociali dell’Italia. E, proprio ragionando sulla distanza dei 50 anni, il CENSIS ha presentato a Roma, giovedì 24 novembre, il suo rapporto specifico su “Gli italiani e la salute”, con il contributo di Farmindustria. 50 anni durante i quali sono cambiati gli stili di vita, l’approccio alla prevenzione con particolare riferimento alla vaccinazione. Il Paese si presenta oggi con una popolazione dalla piramide rovesciata: in alto una platea sempre più vasta di anziani e nel vertice capovolto un numero sempre più esiguo di giovani e bambini. Gli over 65 sono oggi il 22 per cento della popolazione (nel 2010 erano il 20,5 per cento). I ragazzi da 0 a 14 anni sono oggi appena il 13,7 per cento (nel 2010 erano il 14,1 per cento). Oltre agli anziani, l’unica popolazione che cresce è quella degli immigrati che oggi supera i cinque milioni, mentre nel 1981 era appena di 210.937. La popolazione totale nel 2015 si è attestata su 60.666.000 abitanti, poco più di un milione rispetto al 2010. Rallenta dunque la crescita demografica rispetto ai ritmi degli anni ’60 e seguenti. Ma oggi gli italiani sono più istruiti: il 35,6 per cento ha un diploma e il 13,1 per cento ha una laurea. Italiani più istruiti ma anche più poveri: il reddito delle famiglie si è ridotto del 3,8 per cento tra il 2010 e il 2015. Lontani i tempi della crescita esponenziale del PIL, con qull’85,5 per cento in più dal 1960 al 1970. Oggi italiani più istruiti, più poveri ma anche più informati specialmente online, con il 41,7 per cento del 2014 rispetto al 25,2 del 2006. Questo maggiore accesso alle informazioni via internet fa dire al CENSIS che è superato il rapporto di asimmetria informativa con il medico: il 55,3 per cento dei pazienti verifica online le diagnosi del medico e il 20,5 per cento contesta l’esattezza della diagnosi. La maggiore informazione influisce anche nella valutazione dei servizi e delle prestazioni con il 49,2 per cento che li valuta inadeguati e diminuiscono coloro che erano favorevoli alla devolution sanitaria. Al tempo stesso, il CENSIS conferma gli allarmi della Fnomceo sulla disinformazione che ha fatto scendere la soglia delle vaccinazioni al di sotto del 95 per cento, fenomeno, questo, del tutto nuovo e degli ultimi anni. Sconfortante, infine, un dato confermato dal CENSIS: nel 2016, ben 11 milioni di italiani hanno rinunciato a prestazioni specialistiche e diagnostiche perché non se le potevano permettere. Interpretare i fenomeni sociali è una specialità del CENSIS e il suo Presidente Giuseppe De Rita ha consegnato alla platea alcune riflessioni: “Alla prescrizione dall’alto fa da contraltare l’individualismo delle cure fai da te. In questi 50 anni si sono perse le spinte alla cetomeditizzazione e all’imborghesimento. Oggi non c’è più nulla e gridare che “uno vale uno” è tipico di una società indistinta. Invece, in 50 anni, la soggettività è stata fondamentale. Oggi la politica non guida più, ma si adatta alla società in cerca di consenso. Come se n’esce? Soltanto recuperando il valore della responsabilità sociale”. Ketty Vaccaro, responsabile Area Welfare e Salute del CENSIS, ha presentato la ricerca, ricca di dati, con alcune considerazioni: “Per quanto riguarda l’Economia del Paese, la cesura si è verificata all’avvio del Terzo Millennio, mentre di vero e proprio boom si è trattato negli anni ’60. Oggi cala la mortalità infantile, ma cala anche la natalita’. Cresce il numero di anziani ed immigrati, cresce il divario tra Nord e Sud, cambiano le cause di morte con il 58 per cento degli over 64 che ha almeno due patologie croniche. Negli ospedali, la degenza media è calata dai 26 giorni del 1961 agli 8 giorni del 2012”. Per Walter Riccardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, “la sfida dev’essere nell’incrememento della prevenzione. Anziani in aumento e giovani in calo danno l’immagine di un Paese declinante, di un Paese che è il più vecchio del mondo, dove alle risposte delle Istituzioni si è sostituito il mercatismo in tutti i settori”. Maurizio Scassola, VicePresidente della Fnomceo, ha inquadrato il tutto nell’evoluzione della figura del medico: “per noi, il futuro è sempre più veloce, il futuro è già oggi. Siamo impegnati nella ricontestualizzazione del ruolo “politico ” della nostra professione, continuando a sostenere il SSN. Confermiamo la centralità della relazione tra medico e paziente, perché il tempo dedicato alla relazione con il paziente è tempo di cura. È importante accelerare sull’informatizzazione del sistema. Occorre ridefinire il rapporto tra scienza e diritto, ma il Paese deve fare un salto di qualità perché ancora oggi si investe poco in prevenzione e formazione. Medici e pazienti devono essere insieme, così come i medici cercano la collaborazione delle altre professioni per affrontare le sfide epocali che ci aspettano”. Massimo Scaccabarozzi, Presidente di Farmindustria, ha tratteggiato così il punto di vista delle imprese del farmaco: “50 anni e oggi: i salti del passato prevedevano tempi lunghi, oggi non più, oggi si corre. Abbiamo in arrivo settemila nuovi farmaci, molti di essi prodotti con le biotecnologie. Ma sui temi della salute è necessario rafforzare la buona informazione, spiegando per esempio che la spesa farmaceutica è l’unica in diminuzione rispetto alla spesa sanitaria complessiva. Occorre affrontare le questioni con una nuova cultura che metta in primo piano la cura e la salute, non solo l’economia”.

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