Medici cattolici: come alleviare la solitudine del paziente nei Centri COVID

Medici cattolici: come alleviare la solitudine del paziente nei Centri COVID

24 Gennaio 2021 Redazione 0

L’Associazione Medici Cattolici Italiani (AMCI), sezione di Catania,  per delega dell’Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, Presidente il Prof. Igo La Mantia, ha elaborato un documento presentato in videoconferenza il 20 u.s. alla Commissione Igiene e Sanità, presieduta dalla Dottoressa Sara Pettinato, del che è stata data informazione all’Assessore Sanità Dott. Giuseppe Arcidiacono perché la estenda Sindaco Dott. Salvo Pogliese, massima autorità sanitaria della città di Catania. Tale documento propone soluzioni per alleviare il “vulnus” della morte in solitudine parentale nei Centri Covid. L’intervento ordinistico, legittimamente qualificato nel promuovere il rispetto del patto medico paziente, arricchito delle norme bioetiche che lo regolano, raccoglie l’istanza. Nel documento si sottolinea quanto la “pietas” sia corredo ineludibile nell’atto medico che non deve prescindere dall’essere conforme ai principi della umanizzazione. Tali principi devono continuare, anche se in forma confacente con la sicurezza clinica in questo momento pandemiologico,  e mantenuti nella consolidata tradizione che coinvolgeva curante e congiunti e sacerdote se credente, nel momento di accompagnamento degli infermi nella fase di fine vita. Nel documento, i firmatari esaltano la figura dei nostri Medici, soprattutto dei più giovani Medici in formazione, che non hanno esitato ad accettare di essere catapultati nell’agone, per collaborare nella mission, con rischio calcolato, facendo brillare di nuovo smalto le caratteristiche uniche che caratterizza il rapporto del medico con l’infermo/a. Il documento non manca di rifarsi all’omaggio riverente dovuto ai colleghi “caduti”. Il documento evidenzia l’innegabile spessore della civiltà sanitaria italiana evidenziando le iniziative del contenimento delle epidemie (peste, lebbra, colera, tifo petecchiale, virus se c’erano non erano noti) messe in atto già nel lontano Medioevo e nel Rinascimento, realizzate nelle strutture adeguate all’accoglienza per “quarantena” nei porti commerciali (oggi aeroporti) da Venezia a Palermo: i Lazzaretti. Niente di nuovo sotto il sole! Nel documento viene evidenziato essere stato Gian Filippo Ingrassia (1510 – 1580) da Regalbuto, il riconosciuto elaboratore dell’equivalente primo DPCM durante un epidemia di peste  in Sicilia (1575).

Di seguito un opuscolo sulla comunicazione con i familiari in condizioni di isolamento che il Presidente dell’Ordine Prof. Igo La Mantia ritiene possa integrare il tema trattato.

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