Coronavirus, Nino Rizzo chiede “strutture intermedie a bassa intensità terapeutica”

Coronavirus, Nino Rizzo chiede “strutture intermedie a bassa intensità terapeutica”

25 Marzo 2020 di: Nino Rizzo 0

Bisogna intervenire subito e bisogna soprattutto far tesoro degli errori fatti in Lombardia e nelle altre Regioni del Nord. E l’errore più importante è l’assoluta mancanza di strategia di contenimento del contagio sul territorio. Nulla è stato pensato, nulla è stato previsto, nulla è stato organizzato. Al momento ci sono solo due possibilità per chi è contagiato e sintomatico: o sta a al proprio domicilio(sperando almeno di non essere da solo) o viene ospedalizzato. Sulla seconda opzione abbiamo già conosciuto le grandi criticità: mancanza di posti letto(specie in rianimazione), alta probabilità di contagiare anche reparti e personale non dedicati al COVID19, carenza di personale medico specializzato. Ma è sulla prima possibilità che va cambiato l’approccio e la strategia. È ormai assodato dalle esperienze in altre realtà che l’osservazione ed il monitoraggio dei primi 5/7 gg di malattia sono fondamentali e determinanti per la successiva evoluzione della malattia. E questo non può essere garantito solo da contatti telefonici, seppur attenti e costanti, da parte dei medici di famiglia: occorrerebbero strumenti di telemedicina, saturimetri a domicilio per ogni paziente ma purtroppo non c’è nulla di questo. E non è ovviamente pensabile mandare al macello i medici di famiglia inviandoli al domicilio dei pazienti perché non hanno adeguati dispositivi di protezione e perché, anche se li avessero, richiederebbero tempi e procedure di vestizione e di svestizione lunghi e complessi e modalità di smaltimento di tali protezioni non praticabili a domicilio del paziente o nei nostri ambulatori oltreché ovviamente un dispendio organizzativo insostenibile e non conciliabile con il resto dell’attività che non può essere accantonata. Occorre quindi assolutamente pensare a delle strutture intermedie tra il domicilio e l’ospedale(così come sono state realizzate in Cina) dove ricoverare tutti i contagiati sintomatici non gravi e con saturazione soddisfacente, da poter monitorare con attenzione e frequenza con medici(anche non specialisti)e con personale infermieristico e socio-assistenziale. Strutture insomma a scarsa intensità terapeutica ma ad attenta assistenza osservazionale. Per realizzarle si potrebbero utilizzare strutture ricettive alberghiere, facilmente reperibili e diffuse sul territorio regionale siciliano ed i tempi di avvio potrebbero essere praticamente immediati. Unico problema trovare rapidamente personale medico ed infermieristico che andrebbe adeguatamente protetto con dispositivi di protezione individuali di livello ospedaliero. Ma riteniamo che non perdendo ulteriormente tempo tutto potrebbe essere realizzato subito. Non ci sono altre soluzioni per non abbandonare la gente a casa!

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