Angelo Milazzo
Presidente Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (Sipps),
Email: milazzo@cataniamedica.it
Organo Ufficiale di Informazione e Formazione dell'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Catania
Bundibugyo (BDBV) rappresenta il membro più recente del genere Orthoebolavirus. In passato aveva causato in Africa solo due focolai epidemici documentati: nel 2007-2008 e nel 2012. Il BDBV condivide con il più diffuso ceppo Zaire solo il 55-60% della sequenza nucleotidica. Questa differenza spiega perché i vaccini e le terapie sviluppate per il ceppo Zaire non offrono protezione efficace contro il BDBV. Come per tutti gli ebolavirus, i pipistrelli frugivori dovrebbero rappresentare il serbatoio naturale.
Dopo l’infezione iniziale, attraverso mucose o soluzioni di continuità cutanee, il BDBV infetta di preferenza:

Aspetti clinici
Il periodo di incubazione è di 2-21 giorni (in media 6-12 giorni). La malattia si sviluppa in fasi:
Rispetto al ceppo Zaire, il BDVB tende a causare meno emorragie massive e maggiori sintomi gastrointestinali.
La diagnosi di certezza si basa su RT-PCR (entro 1-3 giorni dall’insorgenza dei sintomi) e sulla rilevazione di antigeni virali mediante ELISA. La determinazione di IgM ed IgG virali risulta essere meno sensibile nelle fasi precoci.
Nell’attuale epidemia il focolaio è rimasto non rilevato per settimane perché i test iniziali furono mirati al ceppo Zaire e risultarono negativi. Solo successivamente sono stati utilizzati pannelli virologici più ampi. L’epidemia in atto ha già interessato tre province e due Paesi, e anche zone con conflitti armati attivi. Le proiezioni del CDC statunitense prevedono entro tre mesi 20mila casi, con almeno 3mila decessi.
I vaccini disponibili da alcuni per Ebola ceppo Zaire non danno protezione crociata nei confronti del BDBV.
I vari anticorpi monoclonali neutralizzanti componenti del ceppo Zaire, non sono attivi contro il BDBV.
In assenza di terapie specifiche, si possono praticare esclusivamente terapie di supporto, come reidratazione aggressiva, correzione degli squilibri elettrolitici, gestione del dolore e dei sintomi, supporto emodinamico nel caso di shock.
L’OMS ha dato priorità alla valutazione clinica d’urgenza di tre presidi per i pazienti contagiati: MBP-134, Maftivimab, Remdesivir. Per la profilassi post-esposizione, l’Obeldesivir è stato indicato come il candidato prioritario.

Prevenzione
L’Oxford Vaccine Group ha dichiarato il proprio impegno per realizzare vaccini specifici. Le piattaforme mRNA, in particolare Moderna e BioNTech, possono teoricamente realizzare un vaccino da testare in poche settimane. Però i trial clinici in zone di conflitto richiedono almeno diversi mesi.
L’ECDC e il nostro Ministero hanno ribadito che per l’Italia e l’Europa in generale il rischio di diffusione rimane basso per diverse ragioni:
Dott. Angelo Milazzo, Medico Pediatra

Presidente Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (Sipps),
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